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Salar di Oyuni

Salar de Uyuni La strada che ci conduce da Potosì ad Uyuni attraversa un paesaggio arido ed impervio in cui la steppa andina anticipa la remota regione sud-occidentale dell'altopiano boliviano. Viaggiamo da due settimane attraverso la Bolivia, percorrendo la strada che conduce da St.Cruz a La Paz passando per il Chapare, Chocabamba, Sucre, fino agli altipiani delle miniere di Potosì, per poi ridiscendere verso sud dove i laghi salati e i deserti di sale segnano il confine con il vicino Cile ed Argentina. Le difficoltà del viaggio, a tratti rallentato da strade percorse solo dalle "flotas" boliviane e dai fuoristrada, sono ripagate da uno scenario unico nella sua bellezza. Vulcani che raggiungono i 5000 metri d'altezza fanno da cornice a un alternanza di terme sorgive e laghi, a tratti animati da colonie di fenicotteri rosa, in un susseguirsi di colori di alghe e minerali di cui sono composti i 12.000 kmq della superficie del Salar de Uyuni. 10.000 anni fa, i laghi Minchin e Tauca, che ricoprivano gran parte dell'attuale regione del Salar senza alcuno sbocco sul mare e caratterizzati da drenaggio interno, evaporarono lasciando al loro posto un enorme deserto di sale scaturito dalle riserve di minerali presenti nelle montagne circostanti e depositatisi nella depressione inferiore. A testimonianza di quanto è accaduto è ancora possibile notare due diversi terrazzamenti sulle sponde del salar appartenuti ai due differenti laghi di diverse dimensioni, evaporati in epoche che variano tra i 40.000 e 10.000 anni or sono. Attualmente i laghi Poopò e Uru ed i Salar de Uyuni e Coipasa sono quanto resta di quelle enormi distese d'acqua, una volta profonde fino a 3700 m, che occupavano gran parte della Bolivia sud-occidentale. Riscaldati dal tepore dell'estate andina, arriviamo ad Uyuni. L'estate è il momento migliore per visitare questi luoghi dove il vento ed il gelo, soprattutto in inverno, possono far scendere il termometro molto al di sotto dello zero. La città, caratterizzata da una geometria semplice con edifici bassi, sviluppa le sue poche attività commerciali lungo la strada principale. Gran parte della sua popolazione lavora per l'industria estrattiva del sale che così rappresenta la voce principale dell'economia locale. Decidiamo di recarci subito presso un singolare hotel costruito con blocchi di sale distante 35 km all'interno del Salar. La sua struttura semplice ma accogliente ci darà la possibilità di trascorrere qualche giorno all'interno del deserto di sale e l'arrivo in tarda serata presenta ai nostri occhi lo spettacolo indimenticabile di una notte di luna piena riflessa sulla bianca superficie del lago salato. Il giorno seguente, dopo aver opportunamente protetto dal sale il motore e l'impianto elettrico dei fuoristrada, partiamo per un escursione all'"isla de pescado" nel cuore della salina. Percorriamo per circa un ora una superficie bianca di mattonelle esagonali salmastre, a tratti aride a tratti appena ricoperte da acqua cristallina per poi arrivare al cospetto di un promontorio brullo popolato da centinaia di cactus "trichocereus" alti fino a 10 m. Una volta saliti sulle pendici rocciose dell'isola lo spettacolo del salar ci si presenta in tutto il suo splendore. Le altre isole di cui è ricco il deserto sembrano miraggi sospesi all'orizzonte, il vulcano Tunupa, con i suoi 5400 m, fa da sentinella e sembra voler confermare la leggenda secondo la quale Atahualpa avrebbe sfregiato alle sue pendici il seno di una donna il cui latte avrebbe dato vita al Salar. Per raggiungere il vulcano attraversiamo il villaggio di Coqueza. Il luogo da raggiungere è una grotta dove sono custoditi corpi mummificati da un migliaio di anni appartenuti all'antica popolazione Chipaya. I riti officiati di recente e le offerte da poco deposte alla base delle umili tombe, ci fanno capire quanto sia stretto, ancora oggi, il legame che le popolazioni andine sentono con i loro antenati. Purtroppo capiamo anche che l'isolamento di questi luoghi ha contribuito al progressivo impoverimento delle tombe e dei pochi villaggi ad opera di tombaroli e collezionisti privati. Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Colchani dove un gruppo di operai con vanghe e picconi estrae il sale dalla superficie del Salar.



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